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Archive for the ‘Tu chiamale notizie, se vuoi’ Category

Ieri a Milano ho fotografato questo.

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Bin Laden teneva la maggior parte delle informazioni relative ad Al Queda dentro a un banalissimo pc, neanche in un Apple.

Se sento ancora qualcuno dire “genio del male” o “nemico n.1” mi strappo i capelli.

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… posso portare la bottiglietta dell’ acqua in aereo? E il latte per il pupo?

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Carla Sozzani, direttrice di Vogue Italia, la seconda rivista di moda più letta al mondo, dopo Vogue America, promuove una raccolta firme sul sito del suo giornale. L’obiettivo? Far chiudere i siti proanoressia. Nelle pagine dei  siti ‘pro-ana’  si suggeriscono tecniche per aggirare i controlli familiari, sopportare la fame, rispondere a domande inopportune; sono delle vere mini guide per adolescenti anoressiche.

Nel suo blog, la direttrice arriva a chiedersi se in qualche modo un uso eccessivo di Facebook tra le ragazze non sia da elencare nelle complesse ragioni che portano all’anoressia. Cita uno studio dell’Università di Haifa, in Israele, università famosissima del resto (eh?).

Al di là della bontà dell’iniziativa o della buona fede dei promotori della petizione,  mi domando come possa la direttrice di una delle più seguite riviste di moda promuovere un’iniziativa del genere senza neanche vergognarsi un po’. Sono proprio riviste come la sua, piene di pubblicità di modelle perfette e magrissime, a diffondere un modello sbagliato di donna e di femminilità.
Vogue si muove sulle passerelle della moda, vive su quelle passerelle e grazie a quelle passerelle, sui cui sfilano gambe che sembrano fili d’erba.

No, Signora Sozzani, “le modelle sono per lo più naturalmente longilinee ed esili per costituzione, essendo ancora acerbe e adolescenti e non formate”.
No. Le modelle sono spaventosamente magre, perchè devono essere dei manichini, perchè come disse Karl Lagerfeld, sono più facili da vestire e “il mondo della moda è fatto di sogni e illusioni e nessuno vuole vedere donne rotonde”.

Non basta cercare di dare la colpa a questo mondo, se questo mondo lo si esalta, si sfila al suo fianco in linea parallela, lo si fotografa e lo si diffonde in tutto il globo, speculandoci e guadagnondoci sopra. Una petizione è troppo poco, una petizione è lavarsi la coscienza.

O forse Carla la sua rivista la dirige, ma non l’ha mai sfogliata.

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Ah, la potenza di Google Maps. Siamo nella capitale, in via Ciro Menotti, civico 24, che a Roma equivale a Via Olgettina a Milano, la residenza delle papi girls.

E chi ha immortalato Google Images? Uno che sembra il ministro la Russa, con tanto di scorta e auto blu al seguito. Bella la cravatta a pois, se cercate immagini di La Russa, spesso indossa la stessa identica cravatta.

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Ho sempre detestato chi, scrivendo in italiano, usa la lettera k al posto delle c dure. Certe volte faccio fatica a rispondere a sms di vecche amiche che ti chiedono: “Ciao come stai? tt bn? ke cosa fai stas?”

Sopporto appena se a scrivere così è un ragazzino adoloscente, penso che forse è la moda, che è tutto uno slang dei giovani e chissà io come parlavo alla loro età. Però quando a farlo sono adulti sopra i 25 anni, mi viene l’orticaria.

Ma devo rivalutare tutta la mia avversione per la lettera kappa, dopo aver letto questo sms di Sara Tommasi al Presidente Silvio Berlusconi: «Spero k krepi kon le tue Tr…»

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Questa mattina, durante la trasmissione della ‘Zanzara’ a Radio 24, il senatore Marcello Dell’Utri ha dichiarato: “Finché sono vivo e imputato mi candiderò a vita. […] Se non fossi imputato non mi candiderei. Sono indagato per questioni politiche e mi reputo un perseguitato politico”.

La notizia sarebbe rilevante, anzi sicuramente lo è. Si capisce l’importanza della dichiarazione dal fatto che quasi nessuna testata nazionale l’abbia ripresa, ma l’abbia quasi del tutto snobbata.

Fa quasi sorridere la tranquillità con cui Dell’Utri manifesta e difende la sua posizione, come se fosse del tutto normale. Il problema è che in Italia la sua vicenda è davvero del tutto normale.

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