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quintorigo

Quintorigo plays Mingus è un’esperienza unica e rara. La cultura musicale in questo paese langue. Ancora più infrequente è riuscire ad assistere ad un evento del genere pagando solo cinque euro.  Il concerto si è svolto nell’ambito della diciottesima festa di Radio Onda d’Urto, festa grazie alla quale la storica radio di Brescia si autofinanza. Si tratta di una festa allegra, colorata, pacifica e multietnica. (Non si spiega pertanto il dispiego di camionette dell’esercito, vigili urbani e cani polizziotto all’ingresso della festa. O basta essere una radio storicamente di sinistra, in una città amministrata dal centrodestra, per vedersi tolti gli spazi? Il contrario accadrebbe? )

Osservazioni politiche a parte, di certo sposare un’opera musicale e teatrale così raffinata dentro a un contesto così spartano non deve essere un semplice connubio. Mingus era un genio rude, arrabbiato e più bastardo di un cane, come lui stesso si definì. Mentre l’interpretazione dei Quintorigo è delle più eleganti; Luisa Cottifogli è attrice, cantante e, tra un pezzo e l’altro, di nuovo attrice. Il pubblico, colto perchè così vuole lo stereotipo di chi frequenta questo ambiente, non lo è certo musicalmente. L’ho intuito ascoltando due donne in mezzo alla folla. Erano due persone sicuramente provenienti dal mondo della musica,  notavano che il pubblico non appludiva durante i solo. Bisogna necessariamente essere diplomati al conservatorio o esperti di jazz per apprezzare? E’ necessario sottolineare che la voce ha poco spazio tra tali musicisti? E’ davvero indispensabile saper cogliere ogni finezza artistica senza considerare che non tutti hanno gli stessi strumenti e le stesse conoscenze?

Che prezzo ha la cultura in questo paese se quando un evento del genere non è capito da chi la cultura la fa (artisti) e chi la cultura la dovrebbe incoraggiare e finanziare (amministrazione pubblica)?

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