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Ultimamente ci sono alcune mostre interessanti alla Triennale di Milano. In particolare segnalo quella su Frank O. Gehry. All’interno della mostra, realizzata con la collaborazione dello stesso architetto, è possibile vedere alcuni progetti inediti come quello (stupendo) previsto per la città di Singapore. Molto interessanti sono i video che permettono di comprendere -anche a noi profani-le tecniche utilizzate da O.Gehry per la realizzazione dell opere che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.

Tra le altre esposizioni, gratuite, meritano di essere visitate la mostra fotografica di Alessandro Scotti sui laboratori del Teatro alla Scala e la mostra La città fragile, molto realistica e anche un po’ inquietante sui vari disagi sociali e su quelle associazioni che se ne occupano in Lombardia.

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C’è tempo fino a venerdì 13 Novembre per vedere l’esposizione su Tina Modotti allestita presso la galleria Photology di Milano. La mostra si compone di circa 20 opere originali della fotografa italomessicana; tutte le opere esposte sono anche in vendita, sempre che abbiate dai 13mila ai 150mila euro da spendere. Le fotografie sono risalenti agli anni venti.

L’ingresso è gratuito, la galleria chiude alle 19 e si trova in Via della Moscova 25, esattamente di fronte alla Mediateca di Santa Teresa. Così se per caso avete mezz’ora di tempo che vi avanza, prima del solito aperitivo milanese, io un salto ve lo consiglio.

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g Ecco un altro esempio di mirabile cultura gratuita (riscrivo: gratuita) a Milano (riscrivo: a Milano): la mostra Woodstock – the after party.

La Triennale Bovisa offre, fino alla fine del 2009, libero accesso alle sue esposizioni. Questa mostra fotografica, ottimamente realizzata, ripercorre l’evento Woodstock.

Lo storico festival è nato a partire dall’annuncio di due giovani benestanti sul New York Times: “Young men with unlimited capital looking for interesting, legitimate investment opportunities and business propositions”.

Tutti i raduni, i festival, i concerti dopo il 1969 devono qualcosa a Woodstock. Quello che non sempre è stato colto e che invece questa mostra aiuta a comprendere è l’atmosfera dell’evento. Woodstock non fu solo un concerto, ma una forma di convivenza collettiva, di autogestione giovanile. Ad un certo punto mezzo milione di persone si ritrovarono senza cibo, acqua, servizi igienici e prive di tutto quello che oggi troviamo ad un concerto super organizzato. Non si verificarono incidenti seri, non si scatenarono risse, incendi o violenze di alcun tipo. Nel 1969 a Bethel erano presenti anche bambini molto piccolo, oggi quale genitore porterebbe il proprio figlio a Imola o a San Siro?

A Woodstock non venne mai meno la civiltà. Il confronto con i vari festival organizzati nei quaranta anni successivi è davvero imbarazzante. Oggi si hanno eventi costruiti e commerciali.

Il pubblico del primo Woodstock era composto da una gioventù genuina e semplice. Questa spontaneità è palese nell’aspetto: capelli lunghi e sciolti, donne morbide; mentre le immagini del duemila rappresentano un pubblico f into, tatuato, ossigenato, palestrato e sottoposto a chirurgia estetica. Le interviste di allora parlano di amore e pace, i ventenni americani di oggi parlano di sesso e birra.

Ci sono alcuni dettagli della mostra su cui indugiare: il confronto tra le sostanze stupefacenti del primo Woodstock; si vedono gli stessi artisti fumare marijuana mentre nelle foto recenti si vedono giovani cocainomani. Inoltre a Woodstock 69 erano presenti pochi polizziotti, da soli, senza armi. Se intervistate, le forze dell’ordine definivano gli spettatori “dei bravi americani”. Oggi si predispongono intere file di soldati, elicotteri e cani antidroga per qualsiasi evento che preveda l’aggregazione di più di cento persone.

Se è pur vero che ogni epoca ha la sua moda, i suoi ideali, la sua droga e di conseguenza la sua forma mentis, viene spontaneo chiedersi se ogni epoca abbia anche la sua gioventù. I giovani del 2000, figli dei figli dei fiori, hanno davvero perso ogni valore, ogni possibile spirito di comunità? Se i giovani sono l’avanguardia di un paese, abbiamo forse la gioventù che ci meritiamo o siamo solo il frutto inesorabile di questa società? Che valori porteremo avanti? Nel 1969 due giovani benestanti crearono Woodstock con il proprio denaro. Cosa accadrebbe oggi? Come spenderebbe il suo denaro un ventenne del 2009?

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